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Giorgio Busi-Rizzi

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Sigur Rós

postato il 5 Novembre 2005 da punch-drunk alle ore 19:46

Categoria: Recensioni

Takk...
Le leggende metropolitane riguardanti un artista, specie dalla nascita di internet, sono innumerevoli. Dal fantomatico album ?con le chitarre? dei Radiohead alla reunion dei Pink Floyd, il tam tam è tanto più inarrestabile quanto più improbabile (e quindi ghiotto). La clamorosa anteprima di una ?svolta rock? dei Sigur Rós, propiziata da improbabili ascolti ripetuti di Korn e Papa Roach, da questo punto di vista andava a collocarsi solo un gradino sotto un nuovo album di John Lennon.



È noto però come ogni leggenda abbia un fondo di verità, e il primo ascolto della quinta fatica (contando anche l?ep dello scorso anno) del complesso islandese è, in questo senso, sorprendentemente spiazzante.

Non immaginate, per carità, la band di Reykjiavik alle prese con schitarrate hard rock o roventi assoli heavy metal: siamo sempre dalle parti di quel dream pop che del gruppo è diventato, nel corso degli anni, un marchio di fabbrica inconfondibile.

Ma colpisce la robusta svolta analogica: mai come in questo cd i suoni sono riconducibili a strumenti reali, vividi, tangibili, laddove l?etereità, l?incorporeità, ora calma e meditativa (il viaggio paradisiaco di Ágætis Byrjun) ora ansiogena (l?inquietante Von) e sofferente (il postatomico ()), i suoni processati e sovraincisi, erano la cifra abituale del trio islandese. In questo senso, la vibrante semplicità di un ep come Ba ba ti ki di do, fatto principalmente di vuoti e di timidi giri di carillon, risulta orientativa della direzione presa negli arrangiamenti.



L?effetto è spiazzante perché, fatta eccezione per la personalissima timbrica del cantante Jon Birgisson, la conseguenza è che le canzoni fanno pensare, più che ai Sigur Rós canonici (un gruppo davvero difficile da catalogare e paragonare), ad alcuni dei gruppi cui i Sigur Rós sono affini: ecco comparire i Múm dietro l?arpeggio liquido di carillon del singolo Glósóli (in cui, come in tutto il disco, è l?incedere del basso a dettare vistosamente il ritmo), ecco gli Spiritualized nel crescendo orchestrale di Hoppípolla, ecco il Thomas Newman di American Beauty nella marimba di Sé Lest. E ancora, qua e là sembra di ascoltare frammenti di Mogwai, e le partiture orchestrali degli Amina (che li accompagneranno anche in tour) che si sciolgono spesso in deflagranti crescendo non giovano all?originalità. E se Sæglópur, come Milanó, è figlia diretta e legittima dei tre movimenti di Ba ba ti ki di do (almeno fino allo scioglimento), il walzer di fiati nella coda di Sé Lest, un territorio di confine tra un funerale nel Kentucky ed una banda di paese nell?entroterra siciliano, in un album dei Sigur Rós non può non stupire. Come stupisce che alcuni emendamenti (l?Intro, il secondo movimento di Hoppípolla in Með Bloðnasir) siano separati dalle loro canzoni-madri (voglia di singoli?). Si torna comunque in territori più canonici con gli spazi maggiormente dilatati (nonostante i suoni puliti) delle conclusive Svo Hljótt e Heysátan, una sorta di continuazione del discorso di () là dove era stato interrotto: ma siamo già alla fine.



Insomma, bello, è bello, altri ascolti lo confermeranno ? ma la prima volta quasi si ricontrolla se siano davvero loro, i Sigur Rós, quelli dell?hopelandic e della voce filtratissima. Poi ci si abitua, e sembra normale mettere alle spalle il suono glaciale del (dei) precedente lavoro(i). D?altronde non è che loro aiutino molto: l?elusività di Birgisson e compagni non è una novità, e a sentir loro non è cambiato praticamente nulla rispetto al passato.





In sostanza, cosa abbia davvero portato i Sigur Rós a questa (mezza) svolta non ci è dato saperlo (a meno di non voler dare la colpa al passaggio alla Emi: ma è un collegamento abbastanza forzoso). Il cd è ben realizzato, inaspettatamente solare ma indubbiamente un episodio ispirato, l?ennesimo da parte di un gruppo che finora non ha sbagliato un colpo.



La verità, però, quella che sanno solo i Sigur Rós, è indistinguibile, là fuori, tra mille leggende metropolitane in giro per sul web. Ma un momento: dov?è che ho letto che queste canzoni, ascoltate al contrario?


Etichetta Discografica
Emi

Anno di pubblicazione
2005

Genere
dream-pop

Durata
65.32

Track List
1. Takk?

2. Glósóli

3. Hoppípolla

4. Með Blóðnasir

5. Sé Lest

6. Sæglópur

7. Mílanó

8. Gong

9. Andvari

10. Svo Hljótt

11. Heysátan

Voto
7,5

Siti di riferimento
http://www.sigur-ros.co.uk/

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