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Breve viaggio nella primavera

postato il 3 Maggio 2008 da blufiftyseven alle ore 19:13

Categoria: Varie Viaggi e Turismo



Mattina presto: il canto dei merli preannuncia una giornata di sole e nulla può fermare la voglia di alzarci e di uscire. Un bel giro è proprio quello che ci vuole e così decidiamo di svegliare dal letargo la nostra Carolina che se ne sta chiusa in garage dall'inizio della stagione fredda. Facciamo colazione e poi si parte, dove si va? Mah…. Seguiremo la scia del vento! Anche se sarà un tragitto percorso mille volte, poco importa, l’importante è respirare quel senso di libertà che si prova a rimettersi in moto. Libertà: non è sinonimo di velocità! Pregusto già il piacere di un viaggio in tutta tranquillità senza inutili frenesie e corse mozzafiato, risalire i tornanti senza graffiare l’asfalto e fermaci qua e là ogni tanto per scattare fotografie. L’aria è frizzante ed il cielo non è completamente sgombro dalle nuvole, ma le previsioni dicono che non pioverà. Speriamo! Ci dirigiamo verso Lecco e anziché imboccare le gallerie che portano in Valtellina prendiamo a sinistra la strada che si snoda sull’altro ramo del lago. A Malgrate le indicazioni di lavori in corso ci deviano sulla statale della Vallassina e così arriviamo a Magreglio dove c’è la Madonna del Ghisallo, una chiesetta dedicata ai ciclisti, sul piccolo sagrato c'è la statua di Bartali e poco più in là quella di Coppi. Accanto alla chiesetta si trova anche il museo del ciclismo. Facciamo una breve sosta e poi rimontiamo in sella e scendiamo a Bellagio. La strada è in forte pendenza e di là dai tornanti si ergono le montagne che con le cime ancora innevate fanno da cornice al placido lago di Como. Aspetteremo il traghetto che ci porterà sull’altra sponda e nell’attesa decidiamo di andare a vedere i giardini di villa Melzi. La pioggia ed il freddo dei giorni scorsi hanno rovinato un poco le fioriture, ma lo spettacolo è in ogni caso soddisfacente ed i colori assumono sfumature diverse sotto la luce alternata dalle nuvole. Giunti a Varenna, proseguiamo per Sondrio. La strada della Valtellina l’avremo percorsa un milione di volte, sempre in estate, mai in primavera ed ora sappiamo che è la stagione migliore; dopo Tirano imbocchiamo la provinciale numero 26 che si snoda tra i meli in fiore. Ci perdiamo così a vagare tra i filari di queste piante che nel prossimo autunno saranno cariche di succulenti frutti. L’atmosfera è magica. Ad ogni soffio di vento i petali si staccano dai rami e creano scenografie da film. Non riusciamo a staccarci da questo posto, Lovero, più avanti si trova Mazzo di Valtellina e da qui parte la strada che porta al passo del Mortirolo. Il ripido nastro d’asfalto serpeggia tra gli alti alberi; non è trascorso molto tempo da, quando il Marco Pantani con la sua bicicletta “bianchi” passò di qua. Infatti, arriviamo ad un certo punto della salita e ci troviamo davanti al suo monumento e ad entrambi ci viene la pelle d’oca leggendo la frase che sta scritta sullo striscione posto accanto, la quale dice: “ Caro Marco ti abbiamo lasciato morire come un cane ed oggi un cane ti porta un fiore”. Con gli occhi lucidi facciamo dietro front, perché la neve blocca il passaggio ed è impossibile arrivare fino al valico. Nel piccolo borgo di Prese ci fermiamo a fare uno spuntino nella locanda del cacciatore che gestisce la Maria arzilla come sempre, poi decidiamo di rientrare. Sul placido lago si allungano le ombre dei monti e le ruote della nostra Carolina girano sollecitate dal motore e curva dopo curva arriviamo a casa, mentre cala il sipario su questa giornata del 25 aprile. Il contachilometri ne segna 400: “ niente male!”

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